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Come aiutare un familiare o un amico che soffre di depressione

Informazioni e consigli per chi non ha mai sperimentato la depressione, ma vuole aiutare una persona cara depressa.

Come aiutare un familiare o un amico che soffre di depressione
Nel mio articolo in tema di depressione, ho descritto i sintomi, le cause, i fattori scatenanti e gli interventi psicoterapeutici relativi al disturbo depressivo. Per molti, però, queste rimangono solamente vaghe parole astratte, non avendo mai vissuto in prima persona il disturbo. E’ davvero difficile “dal di fuori” farsi un’idea di cosa la persona depressa viva perché le sue emozioni sono così intense e i suoi pensieri così foschi che, fortunatamente, poche persone le hanno sperimentate in prima persona. Forse, se queste esperienze fossero più diffuse, il genere umano sarebbe già da un pezzo scomparso dalla faccia della terra.
 
La persona depressa rumina continuamente pensieri tragici. “Mi sento sempre solo e abbandonato. Mi sento vinto dalla vita e impossibilitato a poterne godere. Dagli altri non mi aspetto nulla di buono. Al contrario, non mi fido della gente. Gli altri possono avere solo pregiudizi nei confronti di una persona come me. Non mi accetteranno mai. La vita, per me, non ha senso”.
 
Lo psichiatra Piet Kuiper fu colpito egli stesso da una gravissima forma di depressione e descrisse la sua esperienza nel libro “Oscuramento dell'anima”: “Al posto della gioia di vivere subentra uno stato d’animo opprimente, come quello in cui si trova una persona che abbia perso qualcuno che ama. Il mondo perde i suoi colori, tutto diventa grigio, si maledice la propria esistenza e il giorno in cui si è nati. Molto spesso a questa condizione si aggiunge un’angosciosa paura che può aumentare fino a diventare un insopportabile panico. Insorgono disturbi del sonno e non si ha più appetito. Poiché non si ha più desiderio di nulla, non si riesce a fare nulla, è come se si fosse bloccati da una forza invisibile che aumenta a dismisura la fatica di vivere”.
 
Riesci a comprendere questo tipo di vissuto fino in fondo?
 
Spero di no. In ogni caso, anche se comprendere empaticamente le difficoltà della persona depressa è molto difficile, è importante cercare di esserle di supporto. Aiutare una persona cara che soffre di depressione può, infatti, facilitarne il processo di guarigione.
 
Vediamo dunque cosa fare e cosa non fare. 
 
 
Quando preoccuparsi
La persona cara è davvero depressa? Si è espresso in tal senso uno specialista della salute mentale, o è solo una nostra (o una sua) impressione? Occorre evitare di etichettare in modo affrettato la persona a noi vicina perché ciò non la aiuta. Anzi.
 
E’ lecito cominciare a preoccuparsi quando la persona cara mostra uno o più dei seguenti comportamenti:

  • Non mostra più interesse per le cose che solitamente la coinvolgevano, come ad esempio: il lavoro, il sesso, gli hobby o altre attività piacevoli.
     
  • Si è ritirata dalle interazioni sociali. Non vede né sente più amici, parenti o altri conoscenti.
     
  • E’ spesso irascibile o mostra di avere una visione estremamente fosca della vita e del futuro.
     
  • Si lamenta spesso di dolori fisici, ad esempio allo stomaco, alla testa o alla schiena. Oppure si lamenta spesso di essere stanca e senza energie.
     
  • Dorme molto meno del solito per un periodo prolungato. O, al contrario, dorme troppo.
     
  • Beve molti alcolici, o molti più del solito. Abusa di sonniferi o di antidolorifici.
 
In questi casi può essere utile ricercare un consulto con uno specialista della salute mentale – uno psicologo, uno psichiatra – al fine di chiare la situazione.
 
 
Informarsi
Se la persona cara viene diagnosticata “depressa” da parte di uno psicologo o di uno psichiatra è bene documentarsi su quali siano i sintomi della depressione, le cause e le possibili cure. A questo scopo è consigliabile consultare uno specialista, leggere libri o articoli sul web, come ad esempio il mio articolo, in cui presento una descrizione dei sintomi, dei fattori scatenanti e delle possibili cure della depressione.
 
 
Abbandonare i preconcetti
 Vi sono dei pregiudizi che occorre abbandonare se si vuole veramente essere d’aiuto.

  • “La depressione non è un disturbo serio”. In realtà la depressione è un disturbo reale. La persona cara non potrà semplicemente “uscirne fuori, se lo vuole”, ma avrà bisogno di cure specifiche da parte di specialisti: psicoterapeuti e, talvolta, psichiatri.
     
  • “E’ una questione di tempo, il problema si risolverà da sé”. Non è vero. La persona depressa ha bisogno di fare un lavoro psicologico su di sé per superare il problema. Se invece il disturbo non viene affrontato, può mantenersi nel tempo indefinitamente.
     
  • “Posso guarirlo io!”. Neanche sforzandosi al massimo è possibile guarire il disturbo depressivo di un’altra persona. La guarigione è nelle mani della persona depressa.
 
 
Non farsi coinvolgere in “giochi psicologici”
Se si vuole aiutare un amico o un parente depresso occorre mantenersi equilibrati e lucidi evitando di cadere nei tipici “giochi psicologici” che hanno luogo intorno ad una persona depressa.
 
Un “gioco psicologico” è una situazione sgradevole, che si presenta ciclicamente sempre allo stesso modo, in cui più persone interagiscono fra loro mettendo in atto dei comportamenti inconsapevoli e distruttivi. Questa forma di interazione, che ho descritto nell’articolo dedicato ai “giochi psicologici”, è stata inizialmente concettualizzata all’interno dell’approccio psicologico denominato Analisi Transazionale.
 
Se stai leggendo questo articolo e dopo anni di tentativi di aiutare una persona cara depressa ti senti confuso e impotente, c’è una buona probabilità che tua abbia giocato un “gioco psicologico”.
 
Lo scenario tipico di un “gioco psicologico” tra una persona “sana” e la persona cara depressa vede spesso la persona “sana” mettersi inizialmente nel ruolo del Salvatore. “Ci penso io! Ti salverò” dice il Salvatore implicitamente alla persona depressa. Così facendo, naturalmente, il Salvatore si pone su di una posizione di superiorità rispetto alla persona depressa, svalutandone le capacità di affrontare il proprio disturbo da sé. Contemporaneamente la persona depressa accetta per sé il ruolo di “incapace”, e si pone in una posizione di Vittima.


Il gioco tra Salvatore e Vittima

Il Salvatore procede con alcune mosse finalizzate a salvare la Vittima, ma questa, generalmente, non si salva. In altre parole, la persona depressa, nonostante gli sforzi del Salvatore che si prodiga per lei in mille e un modo, non sta meglio, non riprende ad utilizzare le proprie risorse psicofisiche, non si attiva e continua a soffrire di depressione.
 
A questo punto la situazione può prendere strade diverse. Il Salvatore può cominciare a sentirsi sempre più irritato (e impotente) e scivolare gradualmente nel ruolo di Persecutore e, da qui, iniziare a criticare la persona depressa. Dapprima forse velatamente, poi gradualmente in forme sempre più esplicite e intese (“Non sei depresso, sei pigro!”).


Il Salvatore si sposta nella posizione di Persecutore

Tipicamente a questo punto l’ex-Salvatore, ora Persecutore, insomma la persona “sana”, vive sentimenti di rabbia e di risentimento sempre più intensi, mentre la Vittima, ossia la persona depressa, ha vissuti depressivi sempre più profondi.
 
Oppure il “gioco psicologico” potrebbe prendere un altro indirizzo: la persona depressa (Vittima), sentendosi soffocata dalle attenzioni e dalle aspettative della persona “sana” (Salvatore), passa lei stessa nella posizione del Persecutore. E il Salvatore si porta nella posizione di Vittima.


La persona depressa diviene Persecutrice

Così facendo, la persona depressa vive ed esprime risentimento nei confronti della persona “sana”, mentre questa comincia a vivere lei stessa dei sentimenti depressivi.
 
Nei “giochi psicologici” non ci sono vincitori. Occorre accorgersi del “gioco” il prima possibile e uscirne per fare qualcosa di diverso e di più costruttivo.
 
 
Sostenere la persona depressa
Quando un vostro caro è depresso, il vostro aiuto può essere prezioso per aiutarlo ad alleviare i sintomi, a gestire i pensieri negativi, a ritrovare la speranza e la forza necessarie per godere della propria vita.
 
Spesso è difficile trovare le parole per aiutare una persona cara depressa. Ci si può sentire insicuri su cosa dire. E si corre il rischio che la persona si arrabbi (come abbiamo visto parlando dei “giochi psicologici”), si senta insultata o ignori le nostre parole. In ogni caso è meglio provare e sbagliare piuttosto che non provarci affatto lasciando la persona sola col proprio problema.
 
E’ importante, quindi, decidere di avvicinarsi alla persona cara depressa e far sentire la propria presenza. A questo scopo, riporto una lista di consigli su come meglio esprimersi:
 
  • Per iniziare una conversazione potrebbe essere utile dire qualcosa come: “Negli ultimi tempi mi sono sentito preoccupato per te. Di recente mi sei sembrato giù, ho notato in te dei comportamenti diversi dal solito e mi sto chiedendo come stai”.
     
  • Può essere utile porre delle domande esplorative, senza essere insistenti o invadenti: “Da quanto tempo ti senti così?”, “E’ successo qualcosa che ti ha fatto sentire così?”, “Hai pensato di cercare aiuto?”.
     
  • E’ importate rendere esplicita l’importanza che la persona ha per noi, ad esempio dicendo: “Tu sei importante per me, la tua vita è importante per me”, “Non sei da solo con questo problema, io ci sono”, “Posso non capire esattamente cosa stai vivendo, ma mi importa di te e vorrei essere d’aiuto”. Talvolta però, per comunicare quanto l’altro sia importante per noi, un gesto, una carezza, un abbraccio valgono più di mille parole.
     
  • Fondamentale è confermare il fatto che si è parte della vita dell’altra persona. Parole come: “Io ci sono e ci sarò per te”, aiutano enormemente la persona a sentirsi meno sola e disperata. Naturalmente le parole devono essere seguite dai fatti, altrimenti la persona depressa finirà, al contrario, per sentirsi ancora peggio.
     
  • Per offrire il proprio aiuto, si può dire: “Come ti posso essere d’aiuto secondo te?”, “Cosa posso fare per te in questo preciso istante?”. Talvolta l’aiuto necessario può consistere in azioni molto semplici, come ad esempio, aiutare a mettere a posto la stanza, fare la spesa e cose del genere. Altre volte, la persona potrebbe aver bisogno semplicemente di compagnia: “Hai voglia di parlare un po’?”.
     
  • Può essere di giovamento porre i fatti in una prospettiva temporale, suggerendo: “Puoi non crederci ora, ma i tuoi sentimenti cambieranno”.
 
E viceversa, ci sono parole che sarebbe meglio non dire perché tendono a minimizzare il problema e a criticare (più o meno esplicitamente) la persona depressa. Ad esempio, le seguenti frasi, anziché sortire effetti positivi, probabilmente faranno sentire la persona ancora più incompresa, sola, colpevole o sotto pressione:

  • “Datti da fare, stringi i denti, usa la tua forza di volontà!”.
     
  • “E’ tutto nella tua testa”.
     
  • “Il problema è tuo, io non posso farci niente”.
     
  • “Non dovresti stare meglio a questo punto (della terapia)?”.
     
  • “Ci passano tutti per questo genere di problemi”.
     
  • “Guarda alle cose belle della vita, alle cose belle che hai”.
     
  • “Non vedi quanto sei stato fortunato nella vita? Perché vuoi morire?”.
     
  • “Smetti di pensare unicamente a te stesso!”.
 
I consigli su cosa dire e cosa non dire possono aiutare a trovare le parole giuste da dire alla persona cara depressa, tuttavia spesso è molto più prezioso essere semplicemente presenti con la propria capacità di ascolto. Spesso, infatti, è molto più importante essere capaci di ascoltare con partecipazione piuttosto che dire la cosa giusta o fornire il consiglio del secolo.
 
Il semplice atto di avvicinarsi e esplicitare la propria disponibilità a passare un po’ di tempo insieme può essere di grande aiuto per qualcuno che soffre di depressone. Le persone depresse tendono infatti ad isolarsi e traggono molto giovamento dalla presenza non giudicante di una persona che vuole loro bene.
 
Il consiglio è, quindi, quello di avvicinarsi al proprio caro per passare un po’ di tempo assieme, di invitarlo a parlare dei propri vissuti e delle proprie emozioni, e di ascoltarlo senza giudicare. E, naturalmente, senza aspettarsi che una singola conversazione possa essere risolutiva.
 
Alla fine di un incontro, può essere utile rassicurare la persona depressa che si sarà disponibili anche in futuro.
 
A volte si può riuscire a coinvolgere la persona depressa in attività piacevoli invitandola a fare una gita, ad andare a vedere un film al cinema, a mangiare in un ristorante.
 
Fare attività fisica è specialmente importante per il processo di guarigione della persona depressa. Purtroppo è spesso molto difficile coinvolgerla in un’attività sportiva. In ogni caso è sempre possibile tentare, magari invitandola a svolgere attività leggere come, ad esempio, una passeggiata in un parco.
 
Infine, può essere importante fornire il proprio esempio costruttivo alla persona cara depressa, mantenendo in prima persona uno stile di vita sano, prendendosi cura di sé fisicamente, scegliendo con attenzione il proprio abbigliamento, facendo esercizio e mangiando in modo salutare. A volte, infatti, si comunica molto di più e meglio attraverso il proprio comportamento, piuttosto che mediante mille ottimi consigli.
 
Mentre si sostiene la persona cara depressa è importante tenere sotto controllo le proprie aspettative. Chi è depresso reagisce talvolta in modo incoerente, insofferente – se non aggressivo. E, vale la pena di ricordare, i miglioramenti avvengono gradualmente, talvolta, molto lentamente. Quindi non fatevi scoraggiare!
 
E’ importante perseverare, senza esaurirsi e … senza perdere la tenerezza.
 
 
Il rischio di suicidio
La persona depressa può seriamente valutare l’opzione del suicidio. Può sembrare assurdo che una persona cara, che magari conosciamo da una vita, possa giungere a pensare una cosa del genere, ma la depressione offusca le capacità razionali di giudizio.
 
Questo avviene quando la parte sofferente della persona prende il sopravvento, prende “il comando della nave”. A questo punto la persona è come se fosse governata da una parte di sé molto irrazionale, che non fa i conti con la realtà delle cose ma solo con la sofferenza emotiva, e può giungere a mettere in atto impulsivamente comportamenti molto distruttivi, come ad esempio il togliersi la vita da sé.
 
Se si teme che una persona cara possa essere presa da questo meccanismo emotivo e impulsivo, se si ha ragione di pensare che la persona possa tentare il suicidio, come prima cosa è importante non lasciarla sola. E’ importante rimanere in casa o organizzarsi con altre persone affinché ci sia sempre qualcuno, offrire la propria presenza e, se la persona lo desidera, parlarle, come abbiamo visto in precedenza, in modo supportivo.
 
Se si coglie sul fatto la persona cara mentre sta tentando il suicidio oppure mentre è seriamente decisa a tentarlo, occorre correre al telefono e richiedere un intervento di emergenza.
 
In alcune regioni italiane da qualche anno è funzionante il numero unico di emergenza: 112, che permette di contattare un operatore il quale, in base al tipo di emergenza, trasferisce la chiamata al servizio di emergenza più adeguato.
 
Se ci si trova in una zona italiana in cui il numero unico di emergenza non è ancora attivo, occorre valutare da sé quale servizio di pronto intervento sia più adatto tra: Arma dei Carabinieri (112), Polizia di Stato (113), Vigili del Fuoco (115), Soccorso Sanitario (118), Guardia Costiera (1530).
 
E’ importante anche saper cogliere i segni del fatto che la persona stia cominciando a valutare seriamente l’idea del suicidio. A volte questa decisione è accompagnata da alcuni comportamenti visibili, come ad esempio:

  • Accumulare farmaci e psicofarmaci.
     
  • Reperire oggetti taglienti, armi da fuoco, corde.
     
  • Parlare spesso del suicidio e della morte.
     
  • Mostrare improvvisamente uno stato di serenità immotivata.
     
  • Chiudere le questioni economiche e relazionali irrisolte e prendere commiato dalle persone care.
     
Se si ha il sentore che la persona cara stia valutando seriamente l’opzione del suicidio, occorre parlarle senza indugi per esprimerle la propria preoccupazione!
 
 
L’aiuto professionale
Non è pensabile di poter aiutare da soli l’amico o il familiare depresso. Per non cadere, come abbiamo visto in precedenza, nel ruolo del Salvatore (che crede di essere) onnipotente, è bene che la persona cara si avvalga dell’aiuto professionale necessario.
 
La persona depressa può essere demotivata e confusa e fare fatica ad intraprendere un percorso di cura. Può essere convinta di essere senza speranza. Può dunque essere molto importante aiutare la persona cara a attivarsi e a individuare le cure giuste.
 
La persona depressa va incoraggiata e seguita durante il processo di ricerca di aiuto professionale. Bisogna tener conto che non è affatto banale individuare il professionista o i professionisti necessari. La persona depressa potrebbe avere bisogno esclusivamente di un percorso di psicoterapia, ovvero potrebbe aver bisogno, perché eccessivamente fuori equilibrio, di un intervento congiunto farmacologico e psicoterapeutico. Altre volte potrebbe aver bisogno di essere seguita anche da specialisti diversi, come ad esempio: un dietologo (o un nutrizionista), in caso di equilibrio alimentare compromesso, o un fisioterapista, che può aiutarla a riattivare la mobilità fisica in caso di prolungati periodi di stasi.
 
La persona depressa potrà dunque aver bisogno di fare svariati incontri informativi con diversi professionisti prima di individuare il proprio percorso di cura. Durante questa fase può essere di grande aiuto, la presenza incoraggiante, ma anche l’aiuto pratico, di un amico o di un parente che, ad esempio, potrebbe offrirsi di individuare il nome di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta per effettuare una prima visita, di accompagnare fisicamente la persona o di contribuire economicamente.
 
Una volta individuate e intraprese le cure giuste, è importante continuare a supportare la persona depressa per tutto il percorso di cura. Questo significa essere presenti e pazienti, cosa non facile quando si ha a che fare con la sofferenza della depressione perché, come abbiamo visto, si è facilmente sollecitati a cadere nei ruoli poco costruttivi del Salvatore (“faccio tutto io” lasciando l’altro passivo), del Persecutore (“non ti sopporto più, tu e la tua pigrizia”) o della Vittima (“è tutto inutile, non riesco ad aiutarlo”).
 
 
Prendersi cura di sé
La depressione influenza largamente la vita di chi ne soffre, ma anche di chi è vicino a chi ne soffre.
 
Se il proprio coniuge, un caro amico o un parente si ammala di depressione, probabilmente anche la vita di chi lo accompagna nella quotidianità ne risentirà. Innanzi tutto perché la persona depressa tende a ritirarsi dalla relazione. La persona depressa tende a chiudersi in sé e a divenire inaccessibile o scostante e, ovviamente, la relazione ne risente.
 
Inoltre, la persona depressa può portare giù chi le è vicino, o meglio, il fatto che un nostro caro sia depresso può risvegliare in noi ogni tipo di vissuto negativo: sensi di colpa, paura per il futuro, senso di impotenza, tristezza e anche (il grande classico) rabbia. Tutti questi vissuti sono piuttosto normali e, in questo bailamme di emozioni, è facile dimenticarsi di sé e dei propri bisogni.        
 
E' importante dunque sapersi prendere i propri spazi e soddisfare i propri bisogni, senza però cadere nella trappola del senso di colpa: “Se mi occupo di me mentre lui sta così male, vuol dire che sono proprio egoista”.
 
Non solo è importante saper pensare a se stessi e mettersi (talvolta) al primo posto, ma è addirittura necessario. Mantenere un proprio equilibrio non è un atto egoistico (nell’accezione negativa del termine), è una esigenza. Solo se si è saldi, forti e lucidi si avrà l'energia per essere d'aiuto alla persona cara.               
 
Essere in salute – fisica e mentale – è quindi una priorità per chi ha vicino a sé una persona cara depressa.
 
Riporto qui di seguito una serie di consigli rivolti a chi abbia vicino a sé una persona cara depressa:

  • Occorre tenere sotto controllo i propri aspetti da Salvatore, ossia la tendenza a fare troppo per l’altro fino a esaurirsi. A questo scopo è importante stabilire dei limiti chiari rispetto a quello che si può e si vuole fare per l’altro, ad esempio: “Ti posso accompagnare alle sedute due volte al mese”, “Vengo a trovarti, ma alle quattro andrò via”.
     
  • E’ essenziale non trattenersi né accumulare rancore. Se si prova risentimento, oppure non si è d’accordo su qualcosa con la persona depressa è importante saper parlare in modo chiaro. E’ meglio esprimere gentilmente il proprio dissenso, piuttosto che reprimere i propri vissuti fino al punto di “scoppiare”.
     
  • Mantenere uno spazio e un tempo di riflessione per sé, all’interno dei quali poter fare chiarezza su ciò che si sta vivendo e sulle proprie priorità. Potrebbe essere utile fare questo all’interno di un proprio spazio di psicoterapia individuale.
     
  • E’ importante continuare a nutrire la propria parte gioiosa prendendosi del tempo per godere della vita, fare cose che appassionano o divertono, oppure semplicemente riposarsi.
 
Puoi aiutare un’altra persona in difficoltà solo se sei in equilibrio!

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