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Il rapporto tra psicoterapia e meditazione [Video]

Quale è il rapporto tra meditazione e psicoterapia?

La meditazione punta alla presenza mentale SENZA pensieri, la psicoterapia mira a modificare le emozioni e i pensieri delle persone affinché siano più armonici e produttivi.
 
Ad un primo sguardo sembrano essere due pratiche diametralmente opposte.



Il rapporto tra psicoterapia e meditazione [Video]
La meditazione mira ad andare oltre la mente, la psicoterapia mira a gestire la mente.

E' corretto dire che sono due pratiche diverse che mirano a raggiungere obiettivi differenti, tuttavia vi è il pericolo di considerarle pratiche antitetiche, contrapposte.
 
Ed in effetti ho spesso incontrato persone che praticano solo la meditazione e che disdegnano il lavoro psicologico su di sé considerandolo inferiore, quasi una perdita di tempo.
 
D’altra parte, ho incontrato molte altre persone che hanno fatto un grande lavoro psicologico su di sé, ma che disdegnano le pratiche meditative e trascendentali, relegandole tra le attività più simili alla superstizione che alla scienza.

Ad esempio, nella mia pratica clinica e in quella di molti altri colleghi psicologi, abbiamo notato che le persone che puntano tutto sulla meditazione senza prima aver reso armonica la propria psiche, si possono trovare in grossi guai in “grossi guai”.
 
Praticando il silenzio in sé, si dà infatti spazio ai contenuti mentali non elaborati, ossia i problemi non risolti, le emozioni non comprese, i traumi non trasformati. Tutto ciò, a seguito di una costante pratica meditativa, emerge, senza più i freni della mente che di solito funziona come un agente di rimozione”.
 
Aumentando la consapevolezza di sé attraverso la meditazione si diviene più sensibili a cosa succede all’interno di noi e, di conseguenza, si va a prestare attenzione anche a quei contenuti psichici che di solito rimangono “sotto al tappeto”, quello che viene chiamato “subconscio”.
 
Questo è il tipico schema introdotto da Freud, per il quale la vita psichica era descritta attraverso la metafora dell’iceberg. La parte cosciente è come la parte di un iceberg fuori dall’acqua: solo una piccola parte, un decimo, di un iceberg è visibile fuori dall’acqua, la restante parte, quella più grande, si trova immersa sotto la superficie dell’acqua.
 
Allo stesso modo solo una piccola parte della nostra vita psichica è cosciente, la restante non lo è.
 
Ora immaginate di sedervi in meditazione, acquietate il corpo mediante alcuni respiri profondi, cominciate ad osservare le sensazioni fisiche, il peso del corpo seduto, la posizione degli arti. Cominciate a notare sensazioni che prima non coglievate.
 
Allo stesso modo comincerete a cogliere emozioni e pensieri che prima, presi dall’attività esteriore, non notavate. Quello che emerge è il contenuto psichico di ciò che si trovava proprio sotto la coscienza: la mente sub-cosciente. Non sto parlando quindi dell’inconscio, che come dice nome, non diviene cosciente mai, se non nel lungo periodo, magari un lavoro di una vita intera.
 
Così, la meditazione stimola l’emersione dei pensieri e delle emozioni sub-consce. È come se l’iceberg si sollevasse ed emergesse dalle acque.
 
Ora è fuori dalla superficie del mare anche la psiche sub-coscia e, attenzione, emergono i conflitti e le tensioni che prima non erano accessibili.
 
Ad esempio: la paura del confronto con l’altro, la paura di divenire poveri, l’odio nei confronti di un parente o del proprio partner …
 
Che fare?
 
Esistono solo due strade: la prima è quella di affrontare questi conflitti, le emozioni represse, gli schemi mentali rigidi attraverso un processo di auto-conoscenza, un percorso che può essere fatto meglio e più rapidamente mediante il supporto di una persona che abbia già attraversato questo processo, tipicamente uno psicoterapeuta o un maestro spirituale autentico.
 
La seconda strada è una falsa scorciatoia, ossia illudersi di aver raggiunto il silenzio oltre i conflitti, reprimendoli ancora più a fondo nell’inconscio.
 
Noi esseri umani siamo capaci di auto-illusione e, anche nel sentiero della meditazione può accadere che la persona si auto-illuda di aver raggiunto il silenzio quando in realtà sta solamente creando un “vuoto pneumatico mentale”. Sta facendo uno sforzo per mantenere la mente in silenzio, ma in realtà non è rilassata, non si è arresa, condizione necessaria per “essere preso” da una peak experience (o stato di grazia).
 
La persona si trova in una “bara”.
 
La bara è confortevole, comoda, foderata di velluto. È silenziosa e riposante. Tuttavia è non-vita. La persona si sforza di non-vivere, di tenere tutto fuori, invece di tutto-accogliere.
 
Questo silenzio pneumatico è una “falsa meditazione”. È una illusione che può durare anche molti anni. In realtà la persona sta sistematicamente evitando il proprio inconscio, i propri conflitti, le proprie paure.
 
Questa condizione non è evolutiva, può essere consolatoria, difensiva, ma non rappresenta il “massimo” a cui ambire, non è letteralmente una “peak experience”, ossia una esperienza di picco. Il “top” a cui l’essere umano può ambire.
 
Alcune persone forse vogliono tutto e subito.
 
Ma c’è un ordine naturale con cui l’essere umano soddisfa i propri bisogni e i bisogni di trascendenza sono bisogni che vengono dopo quelli più triviali e materiali, mangiare e bere. Questo è facile da capire: se il tuo corpo non è in vita, se camminando precipiti in una buca, l’esperienza trascendentale non può avere luogo.
 
Un grande psicologo americano degli anni ’50 e ’60 ha, tra gli altri, il merito di aver individuato l’ordine con cui gli esseri umani soddisfano i propri bisogni, indicando i bisogni che devono essere soddisfatti prima e quelli che devono essere soddisfatti dopo.
 
Questo psicologo è Abraham Maslow, il quale ha individuato un ordine naturale o gerarchia dei bisogni che è diventata famosissima sotto forma della “Piramide dei bisogni di Maslow”.
 
Il tema che sto trattando non richiede una approfondita trattazione della piramide di Maslow, col rischio di perderci per strada. Brevemente è sufficiente dire che vi sono cinque tipi di bisogni, i quali devono essere soddisfatti in una sequenza ben precisa.
 
Anche se Maslow ha poi aggiunto due e poi tre altri tipi di bisogni, io preferisco attenermi al primo e più sintetico modello a cinque livelli. Secondo questo modello occorre procedere gerarchicamente: prima ci si deve occupare dei bisogni che sono in basso e, solo dopo che questi siano stati soddisfatti, dei bisogni in alto. Se quest’ordine non viene seguito, se non vengono gettate le basi della piramide, i livelli superiori vacillano e rischiano di cadere.
 
I cinque livelli dei bisogni:
 
  • 1.Bisogni fisiologici: respirare, alimentarsi, sonno, calore, sesso.
     
  • 2.Bisogni di sicurezza: protezione dagli elementi naturali, dai predatori, dalla guerra, salute fisica che permetta di portare avanti la vita, disporre di un luogo dove risiedere, poter attingere alle risorse. Si capisce che se la persona non ha prima soddisfatto un bisogno fisiologico, ad esempio non ha dormito la notte o non ha mangiato, avrà meno possibilità di soddisfare i bisogni di sicurezza, come ad esempio difendersi da un predatore.
     
  • 3.Bisogni d'amore e di appartenenza: affetto, amicizia, intimità, fiducia, dare e ricevere amore, appartenere ad un gruppo.
     
  • 4.Bisogni di stima: auto-stima, riconoscere il proprio valore e le proprie realizzazioni, il rispetto di sé e degli altri.
     
  • 5.Bisogno di auto-realizzazione: etica, trascendenza, accettazione del mondo, pace.
 
I primi due livelli sono di competenza delle discipline applicate, quali l’agronomia, l’ingegneria, la medicina e via discorrendo, proprio perché ci aiutano a soddisfare i bisogni fisiologici e di sicurezza.
 
La psicologia e la psicoterapia si occupano di aiutare le persone a soddisfare i bisogni di amore, di appartenenza e di auto-stima, quindi dei successivi due livelli.
 
Ovviamente non sto affermando che sia obbligatorio rivolgersi ad uno psicoterapeuta per trovare moglie! Sto dicendo che se qualcosa va storto, se non si riesce ad essere intimi con il prossimo, o si soffre di una cronica mancanza di auto-stima, può essere utile leggere un libro di auto-aiuto psicologico o rivolgersi ad uno psicoterapeuta allo scopo di individuare i blocchi e superarli.
 
Come si vede dalla piramide di Maslow, il livello della trascendenza è l’ultimo. Ed è naturale che sia così: ci si occupa di Dio, dell’Assoluto, dopo che si ha la pancia piena, si ha un posto dove dormire al sicuro, non si soffre di mancanza di relazioni né di scarsa autostima. Il rischio è, altrimenti, che la ricerca dell’Assoluto sia una via di fuga per non affrontare le mancanze di ordine inferiore.
 
Questo rischio viene chiamato, tra l’altro, il “bypass spirituale”, ossia l’evitamento spirituale.
 
Una persona insoddisfatta delle proprie relazioni o del proprio ruolo nella società, una persona frustrata mette tutti i propri problemi “sotto al tappeto” e si occupa di Dio, di meditazione. Comincia a meditare tante ore al giorno e ovviamente questa è una compensazione della propria sofferenza.
 
Sotto sotto si dice: “Sì, d’accordo, mi sento solo, faccio un lavoro da schiavo che odio, MA sono un essere speciale perché mi occupo di spiritualità”.
 
Questo naturalmente è molto triste perché è fonte di sicura sofferenza futura che, forse, si manifesterà e spingerà la persona a rivedere le proprie priorità.
 
Per sintetizzare: psicoterapia (o più genericamente il lavoro sulla psiche) e meditazione non sono in antitesi, ossia non portano in direzioni diverse. Le due pratiche sono, secondo me, complementari.
 
La psicoterapia è funzionale alla meditazione perché permette di realizzare i bisogni relazionali e di auto-stima che precedono quelli trascendentali e spirituali.
 
La meditazione aiuta il lavoro sulla psiche perché aiuta a sviluppare un “osservatore interno” capace di prendere le distanze dai contenuti psichici e, di conseguenza, di lavorare con più efficacia sui propri blocchi e conflitti psicologici.
 
La psicoterapia è funzionale alla meditazione, e ha bisogno di venire prima della meditazione. Così come i bisogni fisiologici e di sicurezza devono venire prima della psicoterapia. Se una persona non riesce a respirare o se non ha un luogo dove dormire la notte, avrà bisogno di occuparsi di questi problemi prima di affrontare i bisogni psicologici.
 
Una volta che la persona ha la pancia piena, un luogo dove dormire, non soffre di solitudine ma si sente parte di una coppia, di una famiglia o di un gruppo, non si sente una nullità ma conosce il proprio valore, solo allora sarà matura per occuparsi dell’ultimo dei lussi dell’essere umano: la meditazione. E con meditazione intendo la via alla trascendenza, al divino, non agli esercizi di rilassamento che possono aiutare a soddisfare i bisogni fisiologici, ossia bisogni del primo gradino della piramide di Maslow.
 
Secondo me, è auspicabile che nella vita di un essere umano ci siano entrambe le pratiche: un sano lavoro sulla propria psiche e una pratica meditativa.
 
Una persona che si occupa solo della dimensione psicologica, mancherà sempre di qualcosa. Le mancherà il trascendente, il magico, “l’oltre”, la dimensione della bellezza, della poesia, del sentirsi parte del Tutto, che è vera pace, vera soddisfazione.
 
D’altra parte anche la persona che si dedica unicamente alla meditazione, sarà sbilanciata, monca. Le mancheranno le radici, la sicurezza materiale e psicologica per andare più in profondità nella trascendenza. E probabilmente le sue esperienze mistiche saranno poco profonde.
 
Quindi il mio consiglio è di considerare meditazione e lavoro psicologico su di sé come complementari, e di praticarle entrambe!
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