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Piccola storia a lieto fine di una coppia in crisi

Di come Sofia e Guido sono tornati in modo insperato a scorgere la magia negli occhi dell’altro.

Piccola storia a lieto fine di una coppia in crisi
Tutto cominciò come accade in una storia d’amore degna di questo nome, con la magia dell’innamoramento della fase dell’Idillio.

Se, in quei primi momenti, aveste chiesto a Sofia e a Guido cosa stava succedendo loro, avrebbero entrambi affermato di stare vivendo il “grande amore”. Avrebbero con forza (eccessiva?) dichiarato di essere sicuri che il proprio partner fosse una persona straordinaria, che il loro era un rapporto speciale, che i loro sentimenti erano profondi e autentici e che loro, a differenza delle tante coppie che si incontrano e si lasciano ogni giorno, non avrebbero perso la forza potente dell’amore che sentivano battere nei propri cuori e sarebbero stati ciascuno nella vita dell’altro per sempre.
 
Siamo la coppia più bella del mondo, pensavano e cantavano. Anche se non lo dicevano apertamente, avevano la certezza che insieme formassero qualcosa di unico e di irripetibile.
 
Già dalle prime fasi della loro storia, Sofia e Guido erano convinti di conoscersi a fondo. Di sapere quali fossero le qualità (che adoravano) e i difetti (che accettavano con stupefacente accondiscendenza) del proprio partner.
 
Poiché si conoscevano da relativamente poco tempo, erano consapevoli che le idee che ciascuno aveva dell’altro non fossero basate su dei dati di realtà o su delle esperienze: la loro era più una conoscenza immediata, un “sentire” auto-evidente e indiscutibile.
 
Addirittura erano certi di sapere cosa l’altro stesse pensando o provando.
 
Ma … si sbagliavano! In realtà poco sapevano dell’altro. Di conseguenza, spesso, nonostante la sensazione di conoscersi profondamente e di percepire con esattezza ciò che l’altro stava pensando o sentendo, in realtà non erano consapevoli del vissuto mentale o emotivo dell’altro.
 
Si cercavano in continuazione, convinti che sarebbero stati sempre felici insieme. Ma noi, che ci siamo passati, che abbiamo fatto esperienza della delusione, sappiamo che si stavano illudendo, almeno un poco …
 
Ebbene sì, si illudevano, ma quanto era bella e dolce quell’illusione!
 
Erano pieni di vitalità e di allegrezza. Le loro emozioni, se pur mutevoli e volatili, erano intense. La vita, ricca e piena.
 
Non appena scorgevano qualcosa che li accomunasse, un’idea anche solo lontanamente simile, un’opinione affine su qualcosa o su qualcuno, oppure un’esperienza passata che fosse comparabile per un qualche aspetto, se ne beavano lungamente, tornandoci sopra più e più volte e ingigantendo le somiglianze tra di loro. E guai a chi avesse dubitato delle loro innegabili affinità elettive!
 
Come i personaggi del romanzo di Goethe, Sofia e Guido erano pronti a mettersi nei guai e a difendere a spada tratta il proprio amore contro tutti e contro ogni evidenza.


La fase dell'Idillio
 
FIGURA 1. Un ponte immaginario: l'Idillio è sublime, ma il legame e le somiglianze sono sovrastimate.



Delusione
Noi che ci siamo passati e che sappiamo che presto o tardi dopo l’innamoramento la delusione giungerà, che non ci può essere rosa senza spine, l’avevamo previsto ed in effetti quel momento arrivò, aguzzo e veloce come un dardo, doloroso come niente altro al mondo.
 
Un giorno Guido, mentre i nostri eroi giacevano a letto dopo essersi amati anche fisicamente e mentre erano immersi nella nobile attività che gli anglosassoni chiamano “pillow talk” e che consiste nel parlarsi con la spensieratezza e la serenità che deriva dal sentirsi connessi col proprio partner, dunque, quel giorno Guido trasportato da quel momento di fiducia e di appagamento con fare sognante disse: “E se andassimo a vivere in campagna?”. E mentre pronunciava queste parole Guido già vedeva se stesso e Sofia correre felici assieme ai propri tre, anzi quattro, che dico, cinque figli nel prato fiorito e luminoso accanto alla loro casetta di legno e pietra. E i suoi occhi, più luminosi e chiari che mai, avevano un aspetto sognante.
 
“Non direi proprio, visto che io lavoro in centro”. La risposta di Sofia colpì Guido come una mannaia. Sorpresa, sconcerto, confusione. Cosa stava succedendo? Dalle stelle, alle stalle. In Guido il flusso di produzione dell’ormone dell’amore – l’ossitocinasi arrestò all’istante e lo stato di benessere fu sostituito in modo quasi violento da sorpresa e smarrimento, sentimenti che poi si ingarbugliarono in una combinazione di tutte le principali emozioni negative: si sentiva infastidito, arrabbiato per la risposta di Sofia, ma aveva anche paura di perdere il legame con lei e di reagire troppo aggressivamente. Infine l’iniziale sorpresa lasciò il posto ad un senso di delusione e di dispiacere.
 
In quello scompiglio emotivo Guido si tirò su e guardando Sofia dall’alto le disse con espressione disgustata: “Lo sapevo, per te i soldi vengono prima di tutto!”.
 
A questo punto fu il sistema fisiologico di Sofia ad interrompere la produzione dell’ossitocina. L’espressione del suo viso si fece tesa, le labbra si strinsero, gli occhi divennero due fessure.
 
E da quel momento in poi ogni cosa non fu più la stessa.
 
Con un atteggiamento difensivo Sofia rispose: “Non è vero, guarda la mia macchina, ti sembra la macchina di una persona che riverisce i soldi?”.
 
E Guido innervosito: “Che centra la macchina? Sto dicendo che la carriera è la cosa più importante per te!”
 
Al che lei, con fare esasperato: “Beh, sì, ho lottato tutta la mia vita per il mio lavoro, è qualcosa in cui credo, è una cosa che mi piace, dovrei vergognarmene?”.
 
E lui, puntandole il dito: “Sì, se ti rende incapace di sognare”.
 
E lei, contrattaccando: “Io mi dovrei vergognare? Tu piuttosto che non riesci a impegnarti per più di due minuti consecutivi per raggiungere i tuoi di sogni!”.
 
Per quel giorno non ci fu più nulla da fare.
 
Tutta la connessione che sembrava esserci stata fino ad un istante prima fu perduta e i due continuarono su questo tono per un po’ di tempo finché, estenuati, si separarono. Uno dei due se ne andò sbattendo la porta. Non ricordo chi dei due, ma questi sono dettagli secondari. Il loro primo litigio si era compiuto.


L'inevitabile delusione
 
FIGURA 2. Il crollo del ponte immaginario: il fragile legame si infrange sotto il peso della realtà.



Le lotte di potere
Noi che ci siamo passati e che magari abbiamo nozione delle tipiche fasi evolutive della coppia, avevamo anticipato  come sarebbe proseguita la storia: ovviamente i due si riappacificarono.
 
Calmati i bollenti spiriti già dal giorno successivo, Sofia e Guido, per nulla preoccupati di comprendere quanto era successo il giorno precedente, ben presto si ritrovarono l’uno nelle braccia dell’altra.
 
Come era prevedibile, si giurarono nuovamente amore eterno e che non si sarebbero mai più lasciati andare ad un litigio
 
Ma già dalla sera di quello stesso giorno, stanchi a causa delle ondate emotive attraversate nelle ultime ventiquattro ore, intorpiditi dall’amore fisico, si ritrovarono a bisticciare: Sofia avrebbe voluto tornare a dormire a casa propria, lui avrebbe desiderato che lei restasse a casa sua per dormire insieme. Il litigio fu breve e bonario, alla fine Sofia cedette e rimase a dormire da Guido, ma entrambi, sotto sotto, avvertivano che una vena di disarmonia si era insinuata nella coppia. Una disarmonia che, come un predatore astuto e lungimirante, non sempre sarebbe stata visibile, ma che era arrivata per restare.
 
Nei tempi successivi la conflittualità fu più che altro nascosta. I malesseri il più delle volte erano taciuti e la sofferenza rimaneva sotterranea e non detta.
 
Ogni tanto aveva luogo qualche breve litigio. Poi, una sera, la tempesta.
 
Quella volta i nostri prodi si incontrarono, dopo una giornata di lavoro, a casa di Guido. Sofia era molto stanca, aveva avuto una giornata no, una di quelle giornate in cui tutto va storto, compresa una lavata di capo da parte del capo per un errore sul lavoro. La storia era semplice: già dalla mattina si era sentita a corto di energie, aveva agito con poca attenzione sul lavoro, aveva commesso un errore importante ed era stata colta sul fatto. Cose che succedono.
 
Dopo cena Sofia comunicò, facendo un grande sforzo per essere gentile, di voler andare a casa propria a riposarsi. Disse qualcosa come: “Sono molto stanca” e “avrei bisogno di staccare la spina”.
 
Guido non capì. Anzi interpretò le parole di Sofia come il fatto di essere un peso per lei e non una risorsa. D’altra parte non sapeva che Sofia facesse parte di quella categoria di persone che quando hanno le batterie scariche, cercano la solitudine per riprendersi. Guido, che quando era giù aveva bisogno di stare tra persone amiche e sfogarsi, non era in grado di mettersi nei panni di Sofia e scambiò la sua voglia di andare a casa per disinteresse.
 
Guido si allarmò. Ma non si rese conto di essere in uno stato di allarme. Quello che avvertì dentro di sé fu un colpo al cuore, una condizione di sorpresa e di smarrimento. Proprio come durante il loro primo litigio. Poi lo smarrimento divenne delusione, poi irritazione che infine si gonfiò in rabbia risentita.
 
Guido insisté: “Ma come, avevi detto che avremmo visto un film insieme!”.
 
Sofia si sentì non capita nella propria stanchezza e nel proprio bisogno di riposare. Sotto sotto si sentiva sola contro il mondo, contro le mille difficoltà, contro il capo, ed ora anche contro Guido, che non la capiva. Purtroppo però in quel momento non colse in sé il dolore e la fatica di sentirsi sola. Quello che avvertì fu stizza, così disse risentita: “Perché non si può cambiare idea? Smettila di soffocarmi!”.
 
Guido si inasprì, divenne accusatorio e l’attaccò verbalmente: “Tu fai sempre quello che ti pare”, “Pensi solo al tuo lavoro”, “Sei una brutta persona”, e così via.
 
Sofia si risentì e passò al contrattacco: “Sei tu che sei egoista!”, “Tu non sei capace di assumerti nessuna responsabilità”, “Sei inaffidabile”, eccetera eccetera. Poi, alla fine, esausta, sopraffatta dal cortisolo, sganciò la bomba: “Io non ci voglio stare con una persona egoista come te!”. E se ne andò con grande strepito.
 
E già, non era più “rose e fiori”, anzi le spine cominciarono a palesarsi sempre di più.
 
Quella volta Sofia e Guido non si lasciarono veramente. Passata una settimana, ridisceso il livello del cortisolo, trovarono il modo di fare pace, ma ormai era palese anche a loro: non erano la coppia speciale, che non litiga mai, che avevano pensato all’inizio. Litigavano eccome, ed ogni volta sembrava che la coppia stesse per saltare. Ma ogni volta, invece, trovavano il modo di riappacificarsi.
 
In quel periodo, tra litigi e riavvicinamenti, i due misero in atto la maggior parte delle interazioni negative che possono aver luogo all’interno di una coppia.
 
Di fatto Sofia e Guido stavano tentando di guadagnare del potere sull’altro, stavano cercando di mettersi in una posizione di controllo facendo sentire l’altro inferiore e sbagliato.
 
Combattevano e si sforzavano di dimostrare la “colpevolezza” dell’altro.
 
Guido ovviamente era convinto che Sofia fosse più “colpevole” di lui. Credeva che lei non si impegnasse abbastanza per la coppia e per questo motivo la incalzava con continui confronti che però estenuavano Sofia. La bloccava in infinite discussioni che avevano lo scopo di convincerla che si stava comportando male. Dimostrava, argomentava, alzava la voce. Altre volte, invece, metteva il muso e se ne andava sbatacchiando la porta e, al contempo, segretamente sperando che Sofia lo inseguisse per dirgli: “Amore mio, avevi ragione tu, perdonami, farò come vuoi tu, perché tu la vedi più lunga di me …”.
 
Sofia avrebbe voluto essere trattata meglio, avrebbe voluto che Guido smettesse di criticarla in continuazione e che smettesse di ingaggiare continue battaglie che sembravano avere il solo scopo di evidenziare i suoi errori. Così, durante i sempre più frequenti periodi di maretta, si allontanava sdegnata e risentita e cominciava a sognare di altri amori, ma, in realtà, questi sogni la disturbavano perché in fondo Guido era molto importante per lei e avrebbe voluto stare bene insieme a lui. “È un malato mentale. Se solo fosse più calmo e comprensivo ...”, si diceva.


Le lotte di potere
 
FIGURA 3. Il ponte è sparito: ciascuno vorrebbe che l'altro fosse diverso da quello che in realtà è.



Le false-coppie (d’amore)
Sofia e Guido a tratti si rendevano conto che la loro situazione era assurda: avevano scelto di stare insieme per condividere amore e si ritrovavano a combattersi sistematicamente. Oltre che assurda, era anche una situazione molto faticosa.
 
Ma come facevano gli altri?
 
Guardandosi attorno Sofia e Guido potevano osservare coppie molto diverse: alcune sembravano felici, ma erano insieme da poco tempo e questo, ormai lo sapevano bene, non era il segno di una felicità duratura. Altre coppie sembravano felici, anche dopo molto tempo, anzi sembravano particolarmente serene e soddisfatte. Queste coppie erano, però, piuttosto rare. In effetti la maggior parte delle coppie non sembravano particolarmente felici: o si trovavano in una condizione di conflitto perenne che durava per anni, per decenni, a volte per tutta la vita. Orrore! Oppure erano coppie distaccate, i cui partner conducevano vite distinte, due estranei sotto lo stesso tetto. Orrore doppio!
 
Un giorno Guido, che aveva una frequentazione quotidiana con i propri genitori, li andò a trovare con la decisa intenzione di cercare consiglio circa la propria problematica situazione di coppia.
 
Quel giorno Guido era in cerca di risposte in tema di coppia e di amore e mantenne gli occhi aperti sulla coppia dei propri genitori. In effetti non ci aveva mai pensato prima: “Che tipo di coppia hanno i miei genitori? Sono una coppia felice?”.
 
A tavola, durante il pranzo, Guido cominciò a lamentarsi con i propri genitori di Sofia: “Pensa troppo al lavoro, non so quanto sia interessata ad avere una relazione seria con me. Dubito del fatto che potrà mai essere una moglie e una madre affidabili”.
 
Guido conosceva già le posizioni patriarcali e maschiliste del padre e non si stupì quando suo padre attaccò la tiritera del “non ci sono più le donne di una volta”. Fu invece colpito dal constatare cosa avveniva tra i suoi genitori. Come al solito era prevalentemente suo padre a parlare, sua madre limitandosi a qualche breve commento marginale. Quel giorno però gli fu per la prima volta chiaro, che il rapporto tra i suoi genitori era squilibrato, asimmetrico, con suo padre alla guida e sua madre al seguito. Strano come non ci avesse mai esplicitamente riflettuto prima! Il padre e la madre non erano allo stesso livello tra di loro.
 
Guido rifletté: “È questo quello che voglio per me e per la mia coppia?”. Ma subito si ripose: “No, io voglio poter stare allo stesso livello con Sofia. Voglio poter esprime le mie idee, le mie emozioni, i miei sogni con Sofia. E voglio che lei faccia la stessa cosa con me. Voglio trovare in Sofia una vera compagna di vita con cui confidarmi e allearmi. Non voglio diventare come mamma e papà, ognuno nel proprio mondo. Certo, a differenza di me e Sofia la loro coppia ha trovato un equilibrio, ma a quale prezzo! Mio padre ha l’ultima parola nelle discussioni e nelle decisioni, ma in fondo non condivide la propria vita con una compagna di viaggio e deve sentirsi solo. Mia madre, invece, è sempre ansiosa e finisce per non esprimere mai ciò che davvero vuole. Anche lei credo che in fondo debba sentirsi molto sola”.
 
Quel giorno Guido salutò i propri genitori con una decisione nel cuore: “La mia coppia sarà diversa” e la sera stessa sentì il bisogno di condividere con Sofia quello che aveva imparato quel giorno. “Capisci Sofia”, le disse, “i miei genitori hanno raggiunto un equilibrio, ma al prezzo di cosa? Non c’è vero dialogo, vero scambio tra loro. Alla fine, su ogni cosa, la pensano allo stesso modo, ma in realtà è mio padre che dirige l’orchestra. Vi è uniformità di pensiero, ma non perché vi sia stato uno scambio e un confronto di vedute tra loro. No, c’è una persona che domina e l’altra che si sottomette. Punto. Ed io non voglio questo per me, o per noi”.
 
Sofia era d’accordo. Già aveva maturato queste stesse conclusioni. Di certo non era disposta a sottomettersi. Però la loro coppia, pur essendo basata sulla parità, non funzionava ugualmente. Litigavano spesso e la coppia stava diventando più una fatica che un’esperienza positiva. Allora, dopo averci pensato su per un po’, disse: “Sì, è vero, la nostra coppia pur essendo faticosa e conflittuale è comunque una vera coppia d’amore, per lo meno cerchiamo il modo di volerci bene, riconoscendo tra noi una pari dignità. Entrambi abbiamo lo stesso valore: non c’è uno superiore e l’altra inferiore. Da questo punto di vista, per me, la coppia dei tuoi genitori è più una “falsa-coppia” piuttosto che una vera coppia d’amore. Tuttavia, dobbiamo fare qualcosa per la nostra relazione”.
 
E noi che la sappiamo lunga riconosciamo quanto Sofia avesse ragione: la coppia dei genitori di Guido era una “falsa-coppia d’amore”, nel senso che non si basava su di un incontro tra due individui alla pari, non era un rapporto Adulto-Adulto in senso Analitico-Transazionale, e come ci può essere amore quando qualcuno domina l’altro?
 
In una “falsa coppia” i partner non condividono la propria intimità emotiva, uno si mette in una posizione “up” e l’altro in una posizione “down” e, come conseguenza di ciò, molto spesso la sessualità scompare.

Ma come? Anche il nonno e la nonna facevano così, raccontava il padre di Guido. Anche la coppia dei nonni si basava sulle regole e sui ruoli della famiglia patriarcale, ed aveva ben funzionato!
 
Il fatto è che fino a qualche anno fa l’amore non era un ingrediente fondamentale delle coppie matrimoniali. Si poteva stare in coppia, sposarsi, e non essere innamorati. Oggi, almeno in Occidente, questo sarebbe assurdo, non si concepisce più un rapporto di coppia senza amore. Del tipo: “Se non c’è amore, che ci stiamo a fare insieme?”. Ma non è sempre stato così, per secoli e secoli la coppia matrimoniale si è basata su fattori economici, riproduttivi e di sussistenza materiale. Ci si sposava per unire i patrimoni di due famiglie, per generare e allevare figli, per costituire una organizzazione economica capace di fornire sostentamento a tutti i membri della famiglia.
 
L’amore è stato considerato un fattore importante per la costituzione di una coppia solo dal XIX secolo in poi e dapprima solo nelle classi alte della società. Nella cultura diffusa è divenuto un elemento irrinunciabile solo dal secondo dopoguerra del secolo XX.
 
Ai giorni nostri, quando due individui formano una coppia, implicitamente stanno affermando anche di voler realizzare una relazione d’amore. Purtroppo però non sempre ci riescono, ed uno degli esiti può essere una “falsa-coppia d’amore”, in cui i partner possono magari essere degli ottimi soci d’affari o amici, ma non sono due individui che condividono reciprocamente la propria intimità emotiva.


Dominio e sottomissione
 
FIGURA 4. Il ponte è assente ed entrambi sono sulla stessa riva: uno domina e l'altro si sottomette, non stiamo parlando di amore ovviamente ...



E i genitori di Sofia erano riusciti a creare una coppia d’amore autentica e felice?
 
No, e Sofia lo sapeva. Fin dall’infanzia ricordava bene i silenzi e la fredda distanza tra i suoi genitori e tra i membri della sua famiglia in genere. Le cene davanti alla televisione, ognuno con il proprio cibo e i propri pensieri. Non esistevano occasioni in cui avvicinarsi all’altro, per chiedergli: “Ma tu come stai davvero?”. Nessun calore umano. Le giornate scorrevano identiche, in una freddezza in cui Sofia non riusciva a trovare posto.
 
“Forse mamma e papà un tempo sono stati diversi, forse anche loro sono stati innamorati”, rifletteva Sofia, “ma poi evidentemente si sono allontanati e, dopo qualche tempo, sono rimasti incastrati in questo clima di silenzio e di lontananza. Però, da che io ricordi, è sempre stato così. È sempre stata accettata questa condizione come se fosse normale”, pensava con amarezza.
 
Mentre Sofia si confrontava – per una volta costruttivamente – con Guido sul tema della coppia in generale prese a condividere, riflettendo ad alta voce, la storia della coppia dei propri genitori. Dopo di che, tra sé e sé prese una decisione simile a quella di Guido: “Non voglio avere una coppia ‘congelata’ come quella dei miei genitori. Mi merito qualcosa di diverso e di migliore”.


Due coinquilini
 
FIGURA 5. Il ponte ormai è sparito da lungo tempo ma nessuno se ne cura, preso com'è dalle proprie cose: due coinquilini.



La ricostruzione del ponte
Non tutte le coppie sono destinate all’infelicità, però”. Disse Sofia a Guido, e proseguì: “Non tutte le coppie sono destinate alle Lotte di Potere (come noi), o a un rapporto di Dominio-Sottomissione (come i tuoi genitori), o a un rapporto di Congelamento dove i partner sono emotivamente distanti (come i miei genitori). La sorella di mia madre, zia Caterina, ha un rapporto molto bello con mio zio Michele. In genere stanno bene fra loro, parlano di tante cose, condividono tanti interessi. Qualche volta li ho visti anche discutere, ma anche poi fare pace, abbracciarsi e guardarsi più innamorati che mai”.
 
Come ci erano riusciti?
 
Qui Sofia e Guido fecero una cosa rischiosa e coraggiosa: misero da parte il proprio orgoglio, la presunzione, il credere di sapere già tutto in tema di coppia e decisero di andare a trovare gli zii di Sofia per chiedere loro consiglio. Erano lontani (fortunatamente) i giorni in cui si illudevano di essere speciali e superiori, di aver creato una coppia d’amore senza sforzo, solo perché loro stessi erano unici e speciali. Così una sera, un po’ speranzosi, un po’ con la coda tra le gambe, si recarono a cena da zia Caterina e zio Michele.
 
Sofia e Guido, dopo tanto penare e ragionare erano nondimeno maturati e raccontarono ciò che stava succedendo loro senza cercare di avere ragione sull’altro, senza cercare di uscire vincenti, senza cercare di attribuire tutta la colpa dei litigi al proprio partner. Fu difficile, ma in qualche modo riuscirono ad aprirsi con gli zii e a raccontare la loro parabola, il loro innamoramento iniziale, le prime delusioni e i conflitti che al momento sembravano irresolubili.
 
Gli zii ascoltarono. Tranquilli si sorridevano scambiandosi piccoli segni di assenso: avevano capito bene cosa stava succedendo a Sofia e a Guido.
 
Una volta terminato il racconto, zia Caterina empaticamente, con gli occhi brillanti, esordì: “Che bello sentire tanta onestà! Davvero complimenti per la vostra consapevolezza! Siete forti! Dunque, la prima cosa che voglio dirvi è che quello che state vivendo è assolutamente normale. Vi voglio rassicurare su questo. Non siete fatti male voi, non siete sbagliati, sono le relazioni di coppia che sono fatte così, sono un compito arduo. In un primo momento ci si innamora, tutto fila liscio e si idealizza l’altro, poi emerge inevitabilmente uno stato di delusione. Infine, con l’impegno ed il tempo è possibile costruire insieme un rapporto d’amore maturo, che cresce e si approfondisce sempre di più. Così è stato per noi. Anche noi ci siamo innamorati e per qualche tempo tutto è stato meraviglioso. Poi, abbiamo cominciato a scontrarci e, per qualche anno, abbiamo portato avanti le Lotte di Potere, come voi state facendo ora. In quel periodo succedeva, ad esempio, che qualche volta mi lamentassi di zio Michele”.
 
E zio Michele bonariamente la corresse: “… molto spesso ti lamentavi di me …”.
 
Dopo una risata per nulla trattenuta, zia Caterina continuò: “Beh, abbiamo avuto il nostro modo di Lottare. Io assillavo zio Michele con le mie lamentele, e zio Michele si chiudeva nel suo mutismo e si faceva vedere sempre meno da me. Metteva su un muro impermeabile! E io mi arrabbiavo sempre di più e diventavo ancora più critica con lui!”.
 
“Sì, eravamo proprio incastrati per bene nel nostro ‘ballo’”, aggiunse zio Michele, “Come lo avevamo chiamato?”.
 
E zia Caterina rispose: “Come non ti ricordi? L’avevamo chiamato ‘Sparare cannonate contro il muro di gomma’”.
 
E zio Michele: “Ah, già, tu mi tiravi certe bordate … a parole si intende, ed io incassavo senza dire nulla perché non volevo problemi, mi risentivo, mi chiudevo e non dicevo nulla e alla fine ci ritrovavamo sempre più lontani e soli”.
 
“Proprio così!”, esclamò zia Caterina, “Poi, come voi, abbiamo deciso che qualcosa doveva cambiare o, altrimenti, ci saremmo lasciati, stavamo troppo male. Così abbiamo cominciato a leggere dei libri, a riflettere, a parlare tra di noi e a confrontarci con altre persone”.
 
“Sì!”, confermò zio Michele, “Abbiamo cominciato a parlare tra noi in un altro modo. Piano piano abbiamo cominciato ad abbandonare il ballo ‘Sparare cannonate contro il muro di gomma’ e abbiamo iniziato ad aprirci, a parlare di noi, a mostrare le nostre emozioni, le nostre paure, i nostri desideri.
 
E zia Caterina: “Non è stato facile. E neanche breve. Abbiamo pianto. Un po’ alla volta io ti ho mostrato sempre più le mie parti vulnerabili mentre tu mi mostravi sempre più le tue.
 
“E questo ci ha portato a fidarci l’uno dell’altra, via via di più”, aggiunse zio Michele.
 
“Riguadagnare la fiducia è stato essenziale”, continuò zia Caterina, “ma ha richiesto tempo, impegno e la decisione di rischiare. E la fiducia è stata la base, perché poi ci è stato possibile parlare dei nostri sogni e dei nostri bisogni. Io, ad esempio, ho un gran bisogno che di percepire Michele vicino e accessibile, ho bisogno che lui si mostri impegnato e interessato rispetto a me e al rapporto. E il bello è che Michele, vuole davvero fare questo, solo che ai tempi facevo le mie richieste – o meglio le mie “pretese” – in modo sbagliato. Tutto sommato attaccavo, usavo la mia forza, ma non mi aprivo veramente”.
 
“Ed io”, continuò zio Michele, “non chiedevo mai nulla, anche se anche io avevo i miei bisogni, ad esempio di essere amato, di ricevere affetto, di essere sostenuto sul lavoro. In realtà ero così preso dalle Lotte di Potere, dallo sforzo di erigere il mio ‘muro’, che in realtà non sapevo neanche io cosa volevo. Sapevo solo ciò che non volevo”.
 
Al che zia Caterina aggiunse: “Ciò che adesso conta e che vorrei davvero che vi portaste a casa è il fatto che esiste la possibilità di superare la delusione della fine dell’innamoramento. È possibile Ricostruire il Ponte di amore e di fiducia e decidere finalmente di stare insieme realmente, perché a questo punto si vede la persona per quello che davvero è, al di fuori della idealizzazione iniziale.


La ricostruzione del ponte
 
FIGURA 6. La ricostruzione del ponte: si raggiunge e si accetta l’altro per quello che autenticamente è.



Sofia e Guido lasciarono gli zii ringraziandoli per aver condiviso così generosamente la propria storia. Da una parte di sentivano commossi per la semplice e potente umanità di quanto avevano ascoltato. Dall’altra avvertivano in sé la vitalità della rinnovata fiducia nella possibilità di costruire una relazione d’amore matura.
 
 
 
La costruzione della connessione in terapia di coppia
Noi che abbiamo vissuto mille e una delusione e che la sappiamo molto lunga, eravamo ovviamente felici per Sofia e Guido: ora ne sapevano di più in tema di coppia. Già da soli avevano capito che l’innamoramento era destinato a finire, ma ora si erano resi conto che le coppie d’amore potevano davvero esistere. Inoltre si erano chiariti sul fatto che non era un destino ineluttabile rimanere in una condizione di perenne conflitto, o al contrario, di cronica distanza (che poi, a ben vedere, è un conflitto congelato). Una coppia amorevole era un obiettivo su cui era possibile lavorare!
 
Ma dicevo: noi eravamo lieti per le belle e rinnovate speranze di Sofia e Guido, però sapevamo anche che non sarebbe stato così facile Ricostruire il Ponte.
 
Sapevamo, infatti, che tante coppie si perdono nel processo che va dalla Delusione alla Ricostruzione del Ponte, per poi magari lasciarsi. Avevamo già imparato per nostra esperienza che non è facile per i partner, quando la coppia è in crisi, ritrovare la capacità di riflettere in modo onesto. Conoscevamo la difficoltà di resistere alla tentazione di lasciarsi andare completamente ad una Lotta di Potere. Ed eravamo consapevoli dell’enormità della forza interiore necessaria per decidere di rallentare durante un conflitto acceso.
 
Per tutti questi motivi avevamo previsto già che Sofia e Guido avrebbero avuto molte difficoltà a tradurre i consigli degli zii in pratica.
 
E così fu. I conflitti non diminuirono, anzi. Le parole degli zii furono prese a pretesto per ulteriori e più raffinati attacchi: “Tu non ti stai aprendo, io invece sì!”, “Non ti vuoi impegnare per la coppia, altrimenti non avresti detto / fatto …”, “Tu sei come zio Michele / zia Caterina, solo che sei molto più debole!”, e via dicendo.
 
Purtroppo le buone intenzioni non diventarono automaticamente buoni comportamenti. Durante le liti Sofia e Guido non riuscivano neanche a ricordarsi di aver deciso di voler rallentare e riflettere!
 
C’è da dire che calmarsi, ragionare, parlarsi e ascoltarsi richiede tempo. Ma Sofia e Guido questo tempo non riuscivano a trovarlo, ognuno coinvolto e travolto com’era dalle mille questioni della propria vita quotidiana.
 
Inoltre, parlare in modo costruttivo durante un conflitto richiede delle specifiche competenze di comunicazione efficace, che Sofia e Guido non possedevano. Entrambi erano infatti cresciuti in famiglie in cui non era stato possibile imparare dai genitori la nobile arte di appianare un disaccordo. Perché anche i loro genitori non avevano questa capacità.
 
A questo punto della storia Sofia e Guido si sentivano davvero frustrati. Ora che sapevano che era possibile costruire una coppia d’amore armonica, che provavano a mettere in pratica i consigli degli zii, ma che continuavano a fallire e a ritrovarsi nelle solite situazioni distruttive, si sentivano completamente scoraggiati.
 
E così cominciarono a farsi l’idea che “non fossero destinati a stare insieme”, e a dirsi cose come: “Non ce l’ha ordinato il dottore di stare insieme, forse non siamo fatti l’uno per l’altra”.
 
Per fortuna loro, vennero a conoscenza di una coppia di amici che aveva concluso con successo un percorso di psicoterapia di coppia. Gli amici descrivevano questa esperienza come “un salva-vita della coppia, qualcosa che aveva cambiato in meglio le loro vite e il loro modo di stare insieme”. Decisero di provare anche loro.
 
Si fecero dare il numero di telefono e, il giorno dopo, fissarono un primo appuntamento con lo psicoterapeuta di coppia. Con tanti dubbi, specie da parte di Guido che non aveva mai avuto esperienze con psicologi prima di allora, un pomeriggio si recarono nello studio dello psicologo specializzato in terapia di coppia.
 
L’incontro fu piacevole. Fu l’occasione per capire come si svolge un percorso di psicoterapia di coppia, per fare la conoscenza con il professionista e per capire – cosa non facile – se questi fosse lo psicologo giusto per loro.
 
Innanzi tutto il terapeuta di coppia li rassicurò sul fatto che, se si fossero impegnati nel percorso di psicoterapia, avrebbero potuto Ricostruire il Ponte, ritrovare la fiducia e l’amore che desideravano per la loro coppia.
 
“Certo, c’è un lavoro da fare, disse lo psicoterapeuta, “un lavoro che avrà a che fare soprattutto con i vostri vissuti profondi, quelli che celate all’altro e forse anche a voi stessi. Il fatto è che comunicare efficacemente non è facile in una coppia, ci sono tante emozioni e aspettative nascoste di cui tenere conto. Spesso si è un po’ troppo semplicistici nel dare consigli ad una coppia in crisi. È facile dire: ‘Comunicate in modo costruttivo!’. Ma la realtà è che spesso i partner non ci riescono perché prima devono ristabilire un rapporto di fiducia fra di loro. È come chiedere di correre una maratona ad una persona con un piede rotto!”.
 
Sofia e Guido si sentirono rassicurati dal fatto di apprendere che non era colpa loro. Che non erano stati pigri o avevano sbagliato qualcosa. Ma Guido espresse un dubbio, forse in un modo un po’ provocatorio: “Ci sta dicendo che è normale che una coppia attraversi un momento di crisi e che è difficile ristabilire un rapporto di fiducia. Ma allora tutte le coppie devono fare un percorso di psicoterapia di coppia?”.
 
E lo psicoterapeuta rispose: “C’è da dire innanzitutto che molte coppie in crisi si lasciano senza tentare di affrontare la crisi. Poi ci sono altre coppie che si rassegnano a rimanere in una condizione di crisi, adattandosi a litigare per tutta la vita oppure estraniandosi ognuno dall’altro …”.
 
“Sì, sì, questo l’avevamo capito anche da noi”, l’interruppe Guido, ma le coppie che ce la fanno, quelle che riescono a superare la Delusione e le Lotte di Potere, quelle coppie devono per forza passare per lo studio di uno psicologo?.
 
“Ovviamente no”, rispose lo psicoterapeuta sorridendo, ci sono coppie che riescono a trovare da sé il tempo e le modalità per raggiungere una condizione di nuova Stabilità. Ci sono coppie che, superato l’innamoramento, riescono da sole a ritrovare un equilibrio”.
 
“E da che dipende questo?”, chiese Guido curioso.
 
“Beh, da diversi fattori”, riprese lo psicoterapeuta, c’è bisogno materialmente di tempo per incontrarsi e talvolta le persone non riescono a trovare l’occasione per stare da soli in un luogo e parlare senza essere interrotti dall’esterno. Poi bisogna vedere quanto le persone abbiano già delle competenze per comunicare in modo intimo e profondo, competenze che vengono acquistate naturalmente se si è cresciuti in una famiglia funzionale in cui i genitori hanno dato prova di saper comunicare. Occore inoltre valutare quante sono profonde mancanze emotive dei partner, quanta fiducia hanno in sé e negli altri in genere. Molto poi dipende da fattori esterni. Spesso i partner di una coppia in crisi sono in una situazione di oggettivo stress – un lutto, una malattia, la difficoltà economica, conflitti sul lavoro o con altri familiari – e non hanno le energie per affrontare da soli anche la crisi di coppia”.
 
E qui lo psicoterapeuta fece una pausa, per poi aggiungere: “Ma voglio dirvi una cosa, non è un demerito rivolgersi a uno psicoterapeuta di coppia, non significa che la vostra coppia sia meno bella delle altre. Significa invece che siete delle persone ambiziose, che volete davvero un rapporto d’amore nella vostra vita, che non vi accontentate di situazioni di comodo o di rimanere in crisi, che siete pronti a fare tutto il possibile, anche farvi aiutare da un professionista, per raggiungere il meglio per voi. Questo secondo me è un atteggiamento encomiabile”.
 
Questo discorso fu confortante. Fu rassicurante sentire che Ricostruire il Ponte è un processo che può essere coadiuvato da un professionista. E questo professionista era lì davanti a loro e li avrebbe aiutati a rallentare, ad ascoltarsi e a capirsi.
 
Decisero di intraprendere il percorso di psicoterapia di coppia e, per alcuni mesi i nostri eroi (è il caso di chiamarli così) frequentarono settimanalmente lo studio dello psicologo. Le sedute non furono sempre facili. Talvolta Sofia e Guido lasciavano lo studio più confusi che mai. Un paio di volte, addirittura, litigarono in seduta.
 
Gradualmente, però, le sedute si fecero più tranquille.
 
Lo psicoterapeuta li aiutò a comprendere le loro dinamiche tipiche e distruttive. E ciò li aiutò a divenire più capaci di osservarsi, di rendere più lenta la propria reattività e di riflettere in seduta sui veri e profondi motivi dei litigi. Gradualmente il professionista li guidò a cogliere le emozioni e i pensieri profondi che le loro battaglie stavano oscurando. Li aiutò a vedersi reciprocamente nella propria vulnerabilità e verità.
 
Così, un po’ alla volta, Sofia e Guido fecero delle scoperte.
 
Sofia scoprì che aveva un gran bisogno di sentire Guido dalla propria parte. Scoprì in sé di essere molto vulnerabile alla critica e di aver bisogno di conferme da parte di Guido. Scoprì che quando si arrabbiava con Guido in realtà gli stava chiedendo di essere sostenuta, lodata e incoraggiata.
 
Anche Guido scoprì molte cose di sé che non si sarebbe aspettato. Scoprì di avere bisogno della presenza di Sofia nella sua vita. Ovviamente lei non poteva essere sempre fisicamente presente, ma era sufficiente un messaggio sul cellulare, un “Buongiorno” per farlo sentire connesso a lei. Scoprì che quando la “braccava” e la bersagliava di critiche, in realtà le stava dicendo: “Mi sento un po’ insicuro, mi dai un abbraccio?”.
 
I movimenti nascosti divennero visibili. Sofia e Guido impararono a mostrare con coraggio le proprie vulnerabilità e a chiedere in modo intimo. Ed ogni volta che facevano questo, il legame di coppia si faceva un po’ più forte.
 
Finalmente ciascuno aveva accesso alla vulnerabilità dell’altro e, come conseguenza di questo, amava ancora più profondamente e autenticamente il proprio partner.
 
La coppia divenne una risorsa. Un luogo dove ricaricarsi, giocare, schiarirsi le idee, dare e ricevere amore. Ed entrambi si sentirono più forti, più centrati e più capaci di esplorare il mondo, di mettere in atto i comportamenti rischiosi che la realizzazione della propria vocazione richiedeva.


La riparazione del legame in terapia
 
FIGURA 7. La ricostruzione del ponte con l'ausilio di un professionista: ristabilire la connessione con l’aiuto di uno psicoterapeuta è più facile e veloce, talvolta è l’unica opzione.
 
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NOTA: le immagini che accompagnano questo articolo sono state realizzate da mio figlio Noè (potete trovarlo su Instagram per seguire le sue creazioni: noah_invero) con l’aiuto di mia moglie Sabina (anche lei su Instagram: VitArmonica e con un proprio sito web:www.vitarmonica.it) che le ha acquarellate. Grazie!
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