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L’Intelligenza Emotiva: cos’è e come migliorarla [Video]

Seminario online organizzato dalla Associazione Mensa Italia.

Introduzione all’Intelligenza Emotiva, un concetto relativamente recente che aiuta a comprendere fenomeni non del tutto spiegati attraverso il classico costrutto del Q.I., quali il successo, la soddisfazione, il senso di autoefficacia, la capacità di resilienza.

Indicazioni per accrescere il quoziente di Intelligenza Emotiva, sia al livello personale sia al livello sociale e scolastico.



L’Intelligenza Emotiva: cos’è e come migliorarla [Video]
A fronte di incidenti o catastrofi naturali, le persone rispondono in modi diversissimi.
 
Dopo il terremoto a L’Aquila nel 2009, i terapeuti EMDR hanno riscontrato che solo alcune persone esposte all’evento traumatico risultavano traumatizzate nel lungo periodo, ossia mostravano un PTSD. Uno studio ha rilevato che dopo 6 mesi il 59% dei bambini mostrava i segni di un PTSD conclamato. Ma la domanda è: perché il 40% circa dei bambini hanno vissuto il terremoto senza rimanere traumatizzati? Cosa avevano di diverso rispetto agli altri bambini che invece hanno subito un trauma psichico?
 
Anche nel clima emergenziale dell’emergenza sanitaria, le persone rispondo in modi diversi: c’è chi mantiene un equilibrio e chi invece lo perde, sviluppando problematiche psicologiche, quali: attacchi di panico, depressione, discontrollo degli impulsi, etc.
 
Quanto prima una persona si sente al sicuro dopo un evento avverso, e meno è intenso l’impatto traumatico dell’evento avverso. Di conseguenza, tanto maggiore è la capacità della persona di gestire il proprio mondo emotivo, di padroneggiare la propria emotività allo scopo di rassicurarsi (o di cercare rassicurazione), tanto maggiore è la “solidità” della persona, ossia la sua capacità di superare gli eventi avversi senza rimanere traumatizzata.
 
Uno dei modi per descrivere questa “solidità” è attraverso il concetto di “intelligenza emotiva”.
 
Ma come è fatta una persona intelligente emotivamente?
Tutti noi abbiamo incontrato (o siamo noi stessi) un amico, un compagno di studi, un collega, un parente, il tipo che sta simpatico/simpatica a tutti, o per lo meno a molti; che sa cogliere in uno sguardo se sei giù e che sa sempre fare o dire qualcosa per risollevarti, se serve. Questa persona, se si arrabbia, non perde le staffe, né comincia a imprecare inutilmente e distruttivamente, ma cerca di trovare una risposta costruttiva alle situazioni. Se si trova in un gruppo e scoppia un conflitto, sa gestirlo e sa riportare la pace, perché sa valorizzare gli altri, trovando ogni volta la parola giusta.

Una persona così è meno prona ad essere traumatizzata perché possiede delle abilità (che vedremo nel dettaglio in seguito) che le permettono di auto-tranquillizarsi o di cercare rassicurazione dagli altri. E perché è capace di auto-motivarsi e andare avanti perseguendo i propri obiettivi anche tra le difficoltà.
 
 
Come nasce il concetto di Intelligenza Emotiva
Il costrutto psicologico denominato “intelligenza emotiva” ha una storia recente. Bisogna però specificare da subito che ad oggi il costrutto non è ancora “maturo”, nel senso che non è accettato allo stesso modo da tutta la comunità scientifica. Il dibattito su ciò che definisce la I.E. e su come misurarla non è ancora concluso.

Nel 1983 Howard Gardner, professore presso la Harvard University, ha introdotto il concetto delle intelligenze multiple, una teoria secondo la quale l’essere umano sarebbe dotato di una molteplicità di abilità raggruppabili in otto macro-aree o “intelligenze”, che corrisponderebbero a diverse aree neuronali. Nello specifico:
 
  • Intelligenza linguistica: la capacità di padroneggiare le parole, scritte o orali.
  • Intelligenza logico-matematica: la capacità di pensare in modo consequenziale, di ragionare per cause ed effetti.
  • Intelligenza visuo-spaziale: la capacità di visualizzare e manipolare le immagini mentali.
  • Intelligenza cinestetica o procedurale: la capacità di utilizzare con abilità e precisione il proprio corpo o degli strumenti concreti.
  • Intelligenza naturalistica: la capacità di cogliere e apprezzare le relazioni tra gli elementi del mondo naturale.
  • Intelligenza musicale: la capacità di padroneggiare ritmi, melodie e di saper suonare uno o più strumenti musicali.
  • Intelligenza intrapersonale: la capacità di saper cogliere e dare senso alle proprie emozioni.
  • Intelligenza interpersonale: la capacità di comprendere e di empatizzare con le emozioni altrui.

Interessante notare che, secondo Gardner, il classico Quoziente Intellettivo misurerebbe unicamente due tra le otto intelligenze, ossia le intelligenze linguistica e logico-matematica. Mentre le intelligenze intrapersonale e interpersonale connoterebbero la dimensione della Intelligenza Emotiva.
 
Ma è solo nel 1990 che gli illustri psicologi americani Salovey e Mayer coniano ufficialmente il termine “intelligenza emotiva”, che tanto successo ha avuto in seguito.
 
L’autore più famoso, quello che ha descritto l’intelligenza emotiva nei modi più divulgativi, è Daniel Goleman, autore del bestseller: “L’Intelligenza Emotiva” (1995). Nel suo libro Goleman afferma che il Quoziente Intellettivo classico contribuirebbe solo al 20% del successo nella vita, il resto sarebbe invece spiegato dall’Intelligenza Emotiva.
 
Goleman individua 5 componenti dell’Intelligenza Emotiva:
 
  1. Consapevolezza di sé: saper riconoscere quando ci emozioniamo e saper identificare quale emozione stiamo provando, comprendersi (che è l’esatto contrario dell’alessitimia o “analfabetismo emotivo”).

    Migliorare la consapevolezza emotiva. E’ possibile sviluppare e accrescere la consapevolezza emotiva, ad esempio mediante le pratiche di:
    • Alfabetizzazione emotiva, specifici programmi educativi che mirino a sviluppare conoscenze teoriche, quali: i tipi di emozioni degli esseri umani, le loro manifestazioni e gli scopi adattativi. A questo proposito: tu sai quante e quali sono le emozioni di base? Secondo lo psicologo americano Paul Ekman sono sei: gioia, rabbia, paura, tristezza, disgusto e sorpresa.
    • Diario emotivo, in cui riportare con periodicità informazioni, quali: data, situazione stimolo, emozione, grado di intensità, localizzazione corporea dell’episodio emotivo.
    • Focusing, una specifica tecnica di esplorazione psichica in cui, a partire dalle sensazioni corporee, ci si focalizza e si dà senso ai propri vissuti emotivi.
    • Condivisione delle proprie emozioni con amici, partner, conoscenti o in gruppi terapeutici ad hoc.
       
  2. Dominio di sé: essere capaci di autocontrollarsi, di resistere alle tempeste emotive. Fondamentale per “mantenere la barra dritta” verso i propri obiettivi e per mantenere delle relazioni sociali stabili.

    E’ possibile migliorare il dominio di sé mediante esercizi di autocontrollo, quali ad esempio:
    • Le tecniche di respirazione consapevole, come ad esempio il Pranayama della tradizione Yoga, o la tecnica del 4-4-4-4 (che spiego nel video).
    • Alcune specifiche tecniche di PNL, come ad esempio le tecniche della “dissociazione” e dell’”ancoraggio”.
    • Le tecniche di auto-rinforzo mediante ricompense.

       
  3. Motivazione intrinseca: consapevoli delle proprie emozioni e capaci di autocontrollo, le persone intelligenti emotivamente sanno motivarsi per raggiungere i propri obiettivi. La capacità di cadere e di sapersi rialzare, perché si è consapevoli di ciò che è bene e importante per noi.

    A questo scopo, per migliorare la propria capacità di auto-motivazione, è possibile fare uso di:
    • Esercizi per individuare la propria vocazione (la guida “Come trovare la propria vocazione” è scaricabile gratuitamente da questo sito).
    • Tecniche per tenere a mente gli obiettivi di lungo periodo, come ad esempio mediante l’uso di un diario, di biglietti pro-memoria.

       
  4. Empatia: sapersi immedesimare nelle vicende dell’altro, sapersi mettere nei suoi panni, comprenderlo emotivamente e rispondere in modo adeguato. Ad esempio: se l’altro è triste, la persona intelligente emotivamente se ne rende conto e, se lo desidera, sa prendersene cura in modo efficace.

    Migliorare l’empatia, ad esempio mediante:
    • Training di ascolto attivo, per i quali esistono manuali specifici ed esercizi specifici.
    • Guardare un film senza sonoro per imparare a riconoscere le esperienze emotive dal linguaggio non verbale.
       
  5. Gestione delle relazioni: l’abilità sociale che permette di saper cogliere i desideri e le emozioni degli altri, di saper dirimere le controversie, di saper motivare gli altri. In pratica le competenze relazionali che nelle selezioni del personale vengono chiamate: “saper lavorare in team”, o “capacità di leadership”.

    E’ possibile migliorare la capacità di gestire le relazioni, ad esempio mediante:
    • La comunicazione efficace, che fa uso di uno specifico metodo comunicativo per affrontare e risolvere i conflitti.
    • Corsi di public speaking.
    • Sviluppo delle competenze di leadership (saper riconoscere e gestire le dinamiche gruppali).

Personalmente aggiungo due fattori:
 
  1. Discernimento: la capacità di saper distinguere una emozione che rappresenta una risposta al qui-e-ora e una emozione che rappresenta una riattivazione di una emozione repressa.
    Ad esempio, è facile notare che la paura che si prova nell’incontrare un lupo in un bosco e la paura che si riattiva durante un esame universitario in una persona che è stata biasimata durante l’infanzia, hanno caratteri temporali molto diversi.
    Ma la persona che ha paura durante l’esame, è consapevole che la paura che sta vivendo è una reazione ad una minaccia passata che si sta riattivando nel presente? Se se ne rende conto, può attivare la sua parte Adulta mediante la quale può, in un certo grado, rassicurarsi, ragionare e ricordarsi del proprio valore. Se non se ne rende conto, vivrà l’esame come un incubo, attivando pensieri angoscianti e irrazionali che potrebbero portarlo a vivere una crisi d’ansia o, addirittura, un attacco di panico.

    Migliorare le capacità di discernimento:
  2. Trasformazione: la capacità di accettare una emozione negativa, fino al punto che questa si trasformi in un vissuto funzionale.
    Ad esempio, un lutto porta una persona a vivere un senso di ingiustizia e di rabbia. Accettando pienamente questa rabbia, questa si trasformerà in dolore e lacrime che, se versate, aiuteranno la persona a cercare l’aiuto di cui ha bisogno e a elaborare e a superare il lutto.

    Migliorare la propria capacità di trasformazione emotiva:
    • La psicoterapia individuale o di gruppo rappresentano il migliore luogo da cui partire per apprendere questa competenza.


 
Migliorare l’Intelligenza Emotiva in ambito sociale
Personalmente, durante un mio tirocinio, ho fatto un’esperienza di sei mesi presso un centro per anziani, in cui, al di là dei colloqui psicologici, comunque utili dal punto di vista emotivo, ho avuto l’occasione di guidare un percorso di autoconoscenza di gruppo, in cui ho proposto esercizi di visualizzazione, di regressione e di condivisione dei vissuti emotivi. E’ stato sorprendente notare come in breve tempo, nel giro di qualche settimana, la consapevolezza emotiva, il senso di autocontrollo e la capacità di empatia delle persone sono aumentate. E gli “utenti” sono stati tutti molto soddisfatti.

Tanto si potrebbe fare, tanto si dovrebbe fare per sviluppare l’Intelligenza Emotiva al livello sociale.

Gli ambiti dove proporre interventi di sviluppo dell’I.E. sono tantissimi. Dai corsi preparto, alle scuole di ogni ordine e grado, ai corsi universitari relativi alle professioni che operano a contatto col pubblico, quali: gli educatori, i professionisti della cura (medici, psicologi, fisioterapisti, etc.), gli avvocati, i giudici. Solo per fare degli esempi.

Un importante e utile intervento potrebbe riguardare gli studi dei medici di base, mediante l’introduzione dello psicologo di base che, come dimostrato dalla esperienza inglese, permette di aiutare le persone a sentirsi meglio e pi\ al sicuro e, al contempo, permette allo stato di risparmiare centinaia di milioni di sterline ogni anno.

Si tratta ovviamente di investimenti a lungo termine.

Ma ragioniamo brevemente sulle conseguenze di azioni sociali di questo tipo, ad esempio rispetto all'ipotesi di introdurre dei corsi rivolti alle donne incinte. Se queste potessero essere aiutate a sviluppare la propria Intelligenza Emotiva, le gestazioni diverrebbero in media meno problematiche (con conseguenze anche sulla minore spesa sanitaria nazionale), i parti diverrebbero meno traumatici (meno epidurali, €800 cadauna), sia per la mamma che per il bambino. Si potrebbero prevenire e ridurre i casi di depressione post-partum. I bambini potrebbero godere di madri più intelligenti emotivamente, con una migliore capacità di sintonizzazione e diverrebbero più sani e forti, sia dal punto di vista psicologico sia dal punto di vista fisico (così come dimostrato dagli studi nel campo della psiconeuroimmunologia). Gli effetti più importanti si vedrebbero venti o trent’anni dopo, allorché i bambini cresciuti diverrebbero cittadini adulti più funzionali, sani e, naturalmente, felici.

L’esperienza degli psicologi che lavorano con gli individui è che, se questi hanno cura di identificare e di perseguire anche i propri obiettivi di lungo periodo, diventano persone più equilibrate, sane e forti, anche nell’oggi.
 
Non sarebbe forse intelligente applicare lo stesso ragionamento per l’intera comunità nazionale, immaginando che, se destinassimo parte delle nostre risorse agli obiettivi collettivi psicologici, sociali e economici di lungo periodo, l’intera nazione diverrebbe più equilibrata, sana e forte, fin da subito?
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